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    ECOPASS

     

                                                                                ecopass

    L’Amministrazione Comunale è dunque arrivata alla decisione finale sulla controversa gestione della circolazione stradale e del traffico urbano e di conseguenza sui relativi problemi da esso causati che continuano ad affliggere la vita stessa degli abitanti e dei frequentatori della nostra città.

     

    Ecco che finalmente la montagna ha partorito il topolino: dopo 18 mesi di ripensamenti e mediazioni ecco che è stata trovata la quadra del provvedimento.

     

    Ma come spesso succede quando si cerca di accontentare tutti si rischia di non accontentare nessuno, e qui nessuno può dirsi realmente compiaciuto.

     

    Effettivamente soddisfatti, al di là delle dichiarazioni di circostanza, probabilmente non lo sono neppure gli stessi promotori della futura sperimentazione dell’Ecopass.

     

    E d’altra parte questo provvedimento non li può accontentare, neppure bleffando con le dichiarazioni di appartenenza, perché gli effetti dell’espediente sperimentato nei prossimi mesi saranno, anche nella più ottimistica delle previsioni, assolutamente incerti sia sul piano della circolazione quantitativa dei veicoli, la cui diminuzione è tra gli obiettivi  dichiarati, sia sul piano degli introiti economici calcolati con tanta perizia.

     

    L’Amministrazione Comunale non ha ancora dipanato la questione se il ticket per l’Ecopass è una tassa di scopo ovvero se serve a raccogliere quattrini per realizzare infrastrutture e potenziare i mezzi pubblici, o una azione finalizzata alla riduzione dell'inquinamento atmosferico.

     

    Io, non ho un atteggiamento pregiudizievolmente negativo nei confronti dell’ecopass ma il pagamento del ticket adesso è un po’ come acquistare il diritto ad inquinare.

     

    Bisogna dire che altre misure "preparatorie" sarebbero necessarie prima della sua introduzione.

     

    La soluzione al groviglio della mobilità milanese non può prescindere da una forte riduzione del traffico privato e da un piano articolato di interventi il cui fulcro resta il trasporto pubblico collettivo, il suo rafforzamento e la sua incentivazione.

     

    Bisogna costruire all'ingresso della città dei grandi parcheggi di interscambio dove lasciare l’autovettura, non in Piazza Maciachini, prevedere e realizzare ulteriori corsie preferenziali per i mezzi pubblici, magari non solo circolari ma anche radiali, cioè che prevedano l’attraversamento del centro, e quando non si riesce ad abbassare i livelli di inquinamento anche la circolazione a targhe alterne o la chiusura al traffico l'area delimitata dalle mura spagnole.

     

    Per quanto attiene all’inquinamento, l’irriducibile presenza delle polveri sottili che minacciano silenziosamente la nostra salute e l’irrimediabile tempo perso nel traffico milanese richiedono risposte inderogabili nel breve termine, tappe obbligatorie per ogni ordine di priorità.

     

    Inoltre bisogna riconoscere che la città è cambiata e cambia tuttora in continuazione: mutano le esigenze dei suoi abitanti perché muta il loro stile di vita. Ciò che traspare da una prima osservazione è che occorre dilatare l’offerta di servizi per mettere a disposizione della popolazione una fruibilità maggiore: un cambio di rotta nell’organizzazione del funzionamento della città, dall’estensione dell’orario di apertura dei negozi all’aumento sostanziale dei mezzi pubblici fino a tarda sera.

     

    In estrema sintesi: c’è un sistema di offerta che non risponde alle esigenze della domanda.

     

    Per le soluzioni relative alla mobilità la città di Milano non può prescindere  dal dotarsi di un Mobility Manager che modifichi radicalmente l’approccio ai problemi della mobilità cittadina e del suo hinterland, approccio fondamentalmente orientato alla gestione di strategie volte ad assicurare il trasporto delle persone e delle merci in modo efficiente, con riguardo a scopi sociali, ambientali e di risparmio energetico.

     

    L’Amministrazione Comunale si trova di fronte alla necessità, ormai diventata inderogabile, di un approccio multidimensionale alla questione della mobilità cittadina.

     

    La nostra è una zona costantemente a rischio di inquinamento atmosferico, ed abbiamo l’obbligo morale oltre che giuridico di adottare misure adeguate, ai sensi di legge, come la figura del responsabile della mobilità aziendale, il Mobility Manager.

     

    Nonostante le prescrizioni di legge, che ricordo essere sancite dal decreto sulla mobilità sostenibile nelle aree urbane del 27 marzo 1998, Milano da un pò di tempo continua a rinunciare a questo strumento giuridico di progettualità e coordinamento, strumento di basilare necessità in circostanze complesse come quella di una città metropolitana, quale è Milano.

     

    Lasciare una città come Milano senza un Mobility Manager d’area anche solo per pochi mesi vuol dire arrecare un danno alla gestione efficace della mobilità cittadina, perché è necessario un impegno giornaliero continuo per mantenere vivo sul territorio urbano l’interesse alla mobilità sostenibile organizzabile con il mondo privato, che soprattutto a Milano è rappresentato da un tessuto economico di imprese vivo e vitalizzante.

     

     

     

                                                                                         Raffaele Grassi

    Progetto di aggregazione AEM - ASM

     
    Comunicazione del Sindaco del 4 giugno 2007 (art. 22 reg. com.)
    Progetto di aggregazione AEM - ASM
     
    omissis

    Intervento di Raffaele Grassi
     
    La fusione delle società AEM/ASM è una operazione cosiddetta settentrionale, che va curata con molta attenzione nell’interesse dei cittadini.
    Un operazione settentrionale con la quale l’interesse per i cittadini deve produrre un beneficio tariffario sui servizi offerti dalle attività della società milanese e le altre collegate.
    Abbiamo avuto altre situazioni di accorpamento, di aggregazione ma molto spesso queste operazioni non hanno portato risparmi e benefici al cittadino consumatore.
    Un accorpamento, questo, che può far bene alla ripresa economica del Paese Italia.
    Il modello di Governance paritetica, l’aspetto Duale appare però quanto meno pericoloso, poichè quando ci sarà da decidere per davvero i problemi arriveranno; appena si dovrà decidere su operazioni più vicine alle esigenze di Milano piuttosto che di Brescia.
    Il mantenere la Società con partecipazione pubblica di maggioranza è un aspetto positivo che mi vede d’accordo.
    Un progetto per l’energia così importante per la nostra città, però necessita di un approfondimento più particolareggiato di quanto è stato rappresentato nella relazione del Sindaco.
    Concludo sottolineando che il piano industriale sarà necessariamente sottoposto ad un esame dettagliato, bisogna considerare tra le altre cose, anche, quali saranno gli effetti sulle maestranze milanesi e bresciane.

    “QUALE OPPOSIZIONE A PALAZZO MARINO?”

     

    Via Borgogna 3 Milano 

    ITALIA DEI VALORI di Milano
    organizza un dibattito con i cittadini
    VENERDI’ 18 MAGGIO 2007
    ORE 20.30
     sul tema :
    “QUALE OPPOSIZIONE A PALAZZO MARINO?”
    “Cosa deve fare oggi il centrosinistra
    per tornare a vincere al Comune di Milano.”
    Intervengono:
    Marilena Adamo  Capogruppo al Comune di Milano
    Maurizio Baruffi  Capogruppo al Comune di Milano (Verdi)
    Davide Corritore  Consigliere Comunale di Milano (Lista Ferrante)
    Raffaele Grassi  Consigliere Comunale IDV (Gruppo Misto)
    Basilio Rizzo  Capogruppo al Comune di Milano (Lista Fo)
    Merlin Vladimiro  Capogruppo al Comune di Milano (PRC)
    Modera:
    Riccardo Martucci Coordinatore Italia dei Valori di Milano

    Intervento di Raffaele Grassi

    Negli anni passati il centrosinistra a Milano è apparso ai più come un giocatore di rimessa rispetto all’azione di governo cittadino, piuttosto che come soggetto politico capace di incalzare ed elaborare forti proposte amministrative in grado di raccogliere il consenso di quell’elettorato tipicamente milanese, pragmatico, concreto, rimasto privo dei riferimenti del riformismo socialista, per decenni elemento centrale della politica italiana.
    Che piaccia o meno la sfida politica come è dimostrato dai sindaci di centrosinistra alla guida delle grandi città italiane, vedi Roma, Torino, Venezia, si vince sul terreno della capacità di risposta alle aspettative di quella larga fascia di elettorato del centro moderato.
    Anche questo primo anno di consiliatura sta disegnando un atteggiamento non sempre convincente dell’opposizione di Palazzo Marino, troppe volte simile al recente passato, anche se bisogna fare i conti con chi detta i tempi dell’agenda amministrativa.
    Il Governo nazionale attuale è una opportunità che va colta dalla opposizione del Centrosinistra di Palazzo Marino, per sottrarla ad un ruolo altrimenti subalterno e limitato.
    Il Tavolo Milano che vede partecipare tutte le istituzioni locali ed il Governo nazionale, può essere in particolare uno strumento di eccezionale efficacia per rovesciare la situazione in modo a noi favorevole.
     
    E mi spiego meglio, al tavolo Milano il centrosinistra deve trovare un ruolo attivo ed autorevole attenuando così gli aspetti di gestione personalistica che i media tendono in un modo semplificativo a ridurre una partita direttamente tra il Sindaco Moratti ed il Governo.
    Naturalmente per ottenere tale risultato occorre sviluppare in pari dignità politica con la Giunta una forte capacità propositiva concorrendo a stimolare e motivare la macchina comunale al fine di favorire quella progettualità che in questo 1° anno della Giunta Moratti per le ragioni, sulle quali mi riservo di tornare, ha fatto parzialmente difetto.
    Per entrare nel merito della mia esperienza personale e del mio interesse politico-amministrativo, i temi legati alla mobilità delle persone e delle merci sono alcuni elementi sui quali lavorare con l’obbiettivo di portarli all’attenzione del Tavolo Milano.
    Ritengo importante ritornare sul tema della funzionalità della macchina comunale.
    In altre occasioni ho avuto modo di denunciare le inefficienze palesate dalla macchina comunale in questo 1° anno della Giunta Moratti.
    La macchina comunale è stata riorganizzata su un modello che vede frantumata l’unitarietà dei processi decisionali, con l’attribuzione dei relativi poteri in modo tale da portare a sovrapposizione, piuttosto che indeterminatezza circa l’esatto confine dei ruoli.
    Valgono come esempi il blocco dei parcheggi sotterranei, piuttosto che la mancata progettualità ed attuazione della segnaletica stradale, materia questa che mette fortemente a rischio la sicurezza stradale dei cittadini milanesi.
    Circa 2 mesi fa ho messo a disposizione dell’Assessore Croci del materiale fotografico che certificavano tale disastrosa realtà.
    Dopo una prima visione del materiale fotografico, lo stesso mi ha indicato che  tale materia non rientrava nelle proprie competenze e mi indicava l’Assessore ai Lavori Pubblici, Simini, il soggetto al quale rivolgere la problematica.
    Sono rimasto sbigottito quando l’Assessore Simini mi dichiarava la sua incompetenza, poiché lui è solo l’esecutore di una progettualità, che sta in capo al Settore Mobilità, ad oggi non ho ricevuto alcuna risposta nel merito, voi capirete che se tanto mi da tanto la macchina comunale qualche problemino lo denuncia.
    Questa situazione che considero molto grave è generalmente diffusa all’interno  dell’organizzazione comunale e quindi carica di implicazioni negative per il buon andamento della attività amministrativa e sulla quale invito gli amici del centrosinistra per gli approfondimenti del caso e le conseguenti iniziative da assumere.
    Le disfunzioni provocate dal nuovo modello organizzativo introdotto sono state sicuramente aggravate dalla politica di assunzione massiccia di dirigenti che oggi è
    all’attenzione della Corte dei Conti e della Procura della Repubblica, anche, grazie alla vigilanza sul tema da parte di alcuni amici qui presenti.
    Questi inserimenti sono avvenuti con una logica di incursione della politica dettato, il più delle volte da uno spirito clientelare, attingendo esperienze dal mondo del lavoro prevalentemente privato, estraneo alle competenze ed esperienze nella Pubblica Amministrazione, oltretutto con politiche retributive discriminatorie nei confronti della Dirigenza comunale in servizio, con effetti devastanti.
     
    Attendiamo con attenzione l’esito dei ricorsi, dichiarando sin d’ora che la politica più saggia è l’utilizzo ottimale delle risorse umane che il Comune di Milano tradizionalmente dispone, grazie a processi di formazione e selezione apprezzabili.
    Analogo atteggiamento responsabile va tenuto nei confronti del sistema delle Società partecipate e/o controllate, sia sotto il profilo della professionalità del management, che  dei criteri retributivi.
    Su questo ritengo che il Sindaco debba dare conto alla città ed al Consiglio Comunale con una chiarezza e trasparenza che al momento non paiono esserci.
    A titolo esemplificativo vale per tutti il caso SEA-BENCINI, costato circa 1.500.00,00 € alla città di Milano, che nei prossimi 3 anni avrà 2 Presidenti pagati, uno al lavoro, l’altro in sue faccende affaccendate.
    Concludendo ed in sintesi il Centrosinistra a mio avviso deve attivarsi ed operarsi nei prossimi anni per il raggiungimento degli obbiettivi programmatici indicati nel documento dell’Unione al quale, Italia dei Valori ha dato il suo contributo, naturalmente senza far mancare la nostra attenzione ai principi di solidarietà e vicinanza ai problemi della vecchia e nuova emarginazione sociale, attuando politiche ispirate al pragmatismo ambrosiano, capace di dare soluzione ai problemi dei cittadini, e recuperando così l’elettorato del centro moderato.
     
    I colleghi con le loro esperienze e competenze politiche  hanno trattato altri temi importanti che dovremo mettere nell’agenda di governo di questa città.
    Ambiente, sicurezza, casa, cultura temi questi che concorrono insieme ad altri ad una migliore vivibilità della città.
     

     

    Dibattito sulla S I C U R E Z Z A ( Intervento 19 04 2007 )

    Sicurezza

     La legalità va fatta rispettare nei confronti di tutti i cittadini. Il Partito che rappresento in questo Consiglio, Italia dei Valori – Lista Di Pietro, si aspetta – uguale comportamento da parte del sindaco Moratti nei confronti di altre situazioni di illegalità diffuse in altre zone della città.

     La città non si è certamente accorta della presenza della Giunta, nel merito del problema sicurezza, se si escludono alcune uscite “politiche”, quale la promozione della manifestazione contro il Governo per reclamare l’assegnazione di nuovo personale di polizia, le ronde ed altro.

     Ma, in questo caso si evidenzia l’improvvisazione e la contraddittorietà dei comportamenti.

     Si chiede di più al Governo e si tagliano i fondi per la nostra Polizia Locale.

     Si chiede fiducia al mondo per l’assegnazione a Milano dell’Expo 2015 e poi si denuncia, per basso calcolo politico di parte, l’alto livello d’insicurezza della città.

     Ma veniamo al tema di Via Paolo Sarpi, la Giunta Albertini con il suo lassismo soprattutto nel secondo mandato, è stato generatore del disagio sociale nel quartiere.

      Basta guardare con quale miopia si è lasciato stravolgere, negli ultimi anni, un quartiere residenziale, quale è quello di Via Paolo Sarpi.

      E’ stato tollerato in un quartiere non adeguato, lo sviluppo del commercio all’ingrosso, che richiede viceversa per sua natura e per le movimentazioni di automezzi una forte disponibilità di spazi per la sosta.
     Perché dal 2001 non è stata utilizzata la disciplina dell’urbanistica che consente al comune di intervenire per regolare il commercio all’ingrosso?

     Ieri non si sono utilizzati gli strumenti urbanistici adeguati, oggi si interviene con la forza pubblica e non con quella politica, ricordo che la via P. Sarpi insieme a Corso Vercelli e a Corso Buenos Aires, venivano considerate le vie più commerciali e popolari della città, è sotto gli occhi di tutti in modo evidente il disagio che i residenti quotidianamente denunciano.

     Il cambio di marcia più volte sbandierato dal Sindaco Moratti, rispetto alle iniziative della Giunta Albertini, appare molto allineato ad un sistema di controllo di Polizia, piuttosto che alla predisposizione di un piano organico per tutta la zona.

     La sicurezza nella mia concezione, comprende lo sviluppo economico, la coesione sociale, la qualità della vita.

     Serve una sicurezza condivisa, non fatta solo da imposizioni dall’alto, ma col coinvolgimento dei cittadini italiani e cinesi, della società civile e di tutte le istituzioni interessate. Un flusso continuo di informazioni che va dal basso all’alto e viceversa.

     La sicurezza è un bene comune e quindi va affrontata in maniera condivisa.

     Bisogna puntare alla prevenzione dei problemi anziché repressione.

     Occorre non lasciare zone degradate: il degrado urbano crea il degrado sociale.

     E’ importante anche sostenere le piccole botteghe, esse costituiscono un presidio di sicurezza come luogo di potenziale socializzazione e di un certo dinamismo economico.

     L’isolamento alimenta la paura, che spinge a chiedere più polizia, più controlli. Ma la militarizzazione delle strade non paga.

     Paga invece un radicamento nel territorio della vigilanza urbana (vigile di quartiere) e un salto culturale nel rapporti tra cittadini e forze dell’ordine (intervenendo anche nella formazione). Evidentemente impegnando risorse economiche, non tagliarle in bilancio.

     Le soluzioni vanno trovate coniugando legalità e solidarietà. Una città con progetti sostenibili di risposta ai bisogni, è una città sicura.

      Occorre duplice responsabilità: dei cittadini che sanno esprimere solidarietà concreta e di chi vive il disagio e si impegna in un percorso/progetto di integrazione e di responsabilità, con diritti e doveri. Rispetto della legalità al di là del colore della pelle.

     Il caso Triboniano non deve più ripetersi. Campi cosi creano disagio a chi abita nella zona e sono inumani per chi ci vive. Bisogna pensare a luoghi di accoglienza piccoli e al coinvolgimento del volontariato per un’attività di mediazione sociale e culturale.

     Gli sgomberi possono essere necessari per rimuovere situazioni di illegalità. Occorre rigore nel contrastare la clandestinità, ma si deve aiutare chi non può essere espulso o è regolare.

     Fatti come Opera, Parco Lambro non aiutano un clima sicuro e sereno.

     La sicurezza è un bisogno della società, non un problema di Polizia.